Salernitana-Benevento, all’Arechi per rievocare una storia medievale

Circa 1400 anni. È questo il lunghissimo cordone storico che lega Benevento e Salerno. Eventi che risalgono al Medioevo, all’età longobarda per intenderci, uno dei periodi più significativi per il Sannio e… non solo. Già perché sembra incredibile, ma quello che per molte squadre è stato spesso fortino difficile da espugnare, lo Stadio “Arechi”, ha insito nella sua denominazione qualcosa che a Benevento suona conosciuto.

Storia di Arechi II, quindicesimo duca longobardo di Benevento dal 758 al 774, colui che commissionò la costruzione della splendida Chiesa di Santa Sofia, oggi patrimonio dell’UNESCO. A quel ducato di Benevento era annessa proprio la città di Salerno, in mano Longobarda dal 646. Il princeps (principe), denominazione che acquisì Arechi II, proprio nel 774 decise di spostare la corte da Benevento e Salerno, riorganizzando l’assetto urbanistico della città seguendo proprio il modello che tanto splendore diede alla città sannita.

Tempi lontani, in cui la palla era ancora distante secoli prima di conoscere il suo amore più grande, il calcio. Sport e attrezzo promessi sposi, divenuti testimoni di un’amore indissolubile e che oggi muove storie di domini e battaglie che avvengono in un rettangolo verde, per chi oggi come allora la supremazia vuole contendersela, conquistarla, renderla nota. Ancor di più se si tratta di derby del genere.

Una partita mai banale, una sfida sempre carica di emozioni e significato, per due squadre quest’anno partite col piede giusto. Sono solo due le partite disputate in campionato, ma poco basta per alimentare il fuoco che arde. Salernitana capolista a punteggio pieno, dopo le vittorie con Pescara e Cosenza; Benevento che insegue a due lunghezze, frutto del pareggio all’esordio di Pisa e il roboante 4-1 inflitto al Cittadella.

Gli ingredienti per un Monday night con i fiocchi ci sono tutti: sarebbe superfluo sottolineare la splendida cornice di pubblico attesa nell’impianto salernitano, ormai una costante quando va in scena il derby. Da Benevento, pronti a partire circa 2000 cuori giallorossi (quanto previsto dal settore ospiti dell’Arechi) convinti di poter trascinare ad un altro trionfo storico la squadra di mister Inzaghi, dopo aver sfatato il tabù nello scorso Febbraio, quando una vittoria giallorossa a Salerno mancava da quasi mezzo secolo. Un’impresa che, se ripetuta, permetterebbe al Benevento di scavalcare proprio i granata in classifica, stabilizzarsi nelle zone alte e approcciare al primo, vero, periodo di tour de force che potrà fornire i primi riscontri sull’identità della squadra sannita.

Dal canto suo, Salerno e la Salernitana vogliono continuare a sognare. Questo è il miglior avvio di campionato da quando il cavalluccio marino è riapprodato in cadetteria e ora la piazza chiede che tutto ciò non sia solo un fuoco di paglia. La voglia di rivalsa, per il risultato negativo maturato lo scorso Febbraio è alta, soprattutto per chi nel proprio stadio era abituato a perdere raramente. Ma quello stadio, quei gradoni hanno qualcosa che appartiene anche e soprattutto a Benevento. Ha un pezzo di storia, uno dei tanti che nel Mezzogiorno d’Italia è difficile da trovare. Quel principe, Arechi II, del ducato di Benevento al quale Salerno era annessa.

Perché la storia va fatta, tramandata, e mai dimenticata.

(Foto: picenotime.it)

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Nato a Benevento il 9 Novembre 1995, studente in Scienze della Comunicazione, collaboratore per Ysport da più di un anno. Un passione smisurata per il mondo del calcio, nel raccontarlo, nell'analizzarlo e nell'esprimere il proprio punto di vista su tutte le sfumature che porta con sè, per farlo diventare il suo lavoro. Ospite abitualmente in trasmissioni dedicate al Benevento calcio del quale è anche tifoso da sempre.