Inter-Benevento (Coppa Italia): il silenzio di San Siro e il fantasma Pordenone

Una partita da ricordare, un regalo bello, quanto inaspettato, quanto insolito. Perché fino a 5 mesi fa, quando si parlava di Tim Cup negli ancora caldi giorni di Agosto nel Sannio, regnava sempre una sorta di distaccata partecipazione, un qualcosa inteso come semplice diversivo e mezzo di riconciliazione al pallone dopo la lunga pausa estiva. Anche perché, a Benevento, non si era mai andati oltre la soglia del terzo turno preliminare.

Invece, la Strega ha deciso che il 2018 non potesse essere ricordato come l’anno della retrocessione dalla massima serie. Si è reso conto che mancava ancora qualcosa per cui valesse la pena riscrivere la storia, come da bella abitudine gli ultimi due anni ci aveva abituato. Questa voglia di tornare a riscrivere pagine rosa ha trovato terreno fertile proprio in Coppa Italia con il raggiungimento storico degli ottavi di finale da andarsi a giocare Domenica alle ore 18 a San Siro contro l’Inter.

Terza volta alla scala del calcio in undici mesi: fate voi, se considerarla una dolce reminiscenza del passato o un nuovo antipasto di qualcosa che si spera possa diventare più stabile al più presto. In ogni caso, è forse giunto il momento che la dimensione generale del Benevento è cresciuta, che forse è diventata più vicina a quella dei sogni (perché qui è doveroso dopo tanti anni di gavetta chiamarli ancor così) che a quella più cruda di qualche anno fa. Un pane prelibato, che il Benevento e i beneventani hanno assaggiato e lo faranno ancora; un pane che non ha tutta questa fretta di essere mangiato e forse da una parte è meglio così.

Intanto ci si gode quest’altro morso, tutto particolare, tutto emozionante. Un ottavo di finale da andare a giocare con gli ultimi detentori di un “triplete” in Italia non è cosa da tutti i giorni, figuriamoci per una formazione attualmente in Serie B. D’altra parte anche in quella che non dovrebbe nasconderne, c’è un retrogusto amaro della vicenda. Perché il bellissimo teatro di San Siro sarà freddo nell’anima. O meglio leggermente riscaldato.

Ad “affollare” gli spalti del Meazza ci sarà solo la voce dei  bambini delle scuole calcio, vista la squalifica del campo per due giornate dopo i fatti successi lo scorso Santo Stefano nel pre gara fra Inter e Napoli. Inutile prenderci in giro, lo spettacolo in questi casi ne risente sempre. Ancor di più se questa partita per una delle due squadre è un appuntamento storico. Il tifo, quello sano, è l’essenza del calcio: una partita senza tifo è come una lettera senza destinatario, come una musica senza ascoltatori.

I problemi purtroppo sono due: è terribile constatare come le parole tifo, campanilismo, appartenenza, vengano prese da alcuni personaggi come sinonimo o come monito di violenza, uccisione. Questo non è tifo, questo è trasformare degli ideali che dovrebbero essere sani, e che sono radicati nella maggior parte delle persone, in qualcosa da trasformare per realizzare sorte di guerre civili. Perché che si debba associare il pallone e dei sentimenti alla parola morte è qualcosa di inquietante. Ma la chiusura di uno stadio è la soluzione a queste dinamiche? Secondo noi no.

Perché chi sbaglia paga e deve pagare. Ma vi sembra giusto far pagare il 90% di persone che in certe situazioni non c’entrano nulla? È giusto che una tifoseria festante, che ha la possibilità di regalarsi una giornata storica debba rimanere dietro a uno schermo? È giusto che si spezzi il sogno di bambini che come regalo di Natale avevano ricevuto in dono il biglietto per Milano?

Non è giusto e non risolve nulla. Perché a chi commette determinati atti che il campo venga squalificato per una,due, tre partite non importa. Perché se scatta l’intensione di uccidere una persona non si tratta di andare a tifare la squadra del cuore. Perché un tifoso sostiene e difende i propri colori perdendo la voce dopo novanta minuti, facendo coreografie, esultando o piangendo, sfottendo chi si ha di fronte (anche questo fa parte dell’essenza di questo sport) ma poi finisce là. Deve finire là. Però si continuano a chiudere gli stadi. Ragionate; è come se all’improvviso un vostro parente commettesse un reato e a causa di ciò vengano accusati e condannati tutti i componenti della famiglia, dal figlio al cugino di terzo grado. Succede? Sarebbe una cosa corretta? La risposta è scontata e la chiudiamo qua.

Al di là di questo aspetto amaro, il 13 Gennaio sicuramente sarà una data da ricordare per i colori giallorossi indipendentemente dall’esito finale. Un match in cui la strega non ha nulla da perdere e che deve provare a utilizzare quest’”arma psicologica” per provare a fare una bella figura. Perché se una squadra ha invece tutto da perdere è l’Inter di Spalletti, con i nerazzurri intenzionati ad arrivare fino in fondo nel tentativo di rialzare un trofeo che manca in bacheca dal 2011.

L’allenatore toscano contro la strega ha annunciato il turn over, scelta prevedibile e logica in relazione comunque ad un tasso tecnico che rimane di gran lunga superiore a quello dei sanniti e che farebbe pensare ad una sfida abbastanza impari. Dal canto suo, Bucchi schiererà la formazione migliore, sia per riprendere subito il ritmo dopo la sosta, sia per provare a colmare quanto più possibile il gap con l’avversario, in una Coppa Italia che comunque ci sta abituando a sorprese di ogni tipo.

È proprio nella memoria dei tifosi nerazzurri, l’incredibile ottavo di finale dello scorso anno disputato proprio a San Siro contro il Pordenone (Serie C). Incredibilmente terminata 0-0 allo scadere dei 120 minuti di gioco, la squadra meneghina riuscì a ottenere la qualificazione solo ai calci di rigore. Episodio sottolineato in intervista dallo stesso Gagliardini (probabile titolare del match di Domenica) che ha voluto sottolineare come l’impegno contro i Sanniti non vada preso sottogamba.

Nato a Benevento il 9 Novembre 1995, studente in Scienze della Comunicazione, collaboratore per Ysport da più di un anno. Un passione smisurata per il mondo del calcio, nel raccontarlo, nell'analizzarlo e nell'esprimere il proprio punto di vista su tutte le sfumature che porta con sè, per farlo diventare il suo lavoro. Ospite abitualmente in trasmissioni dedicate al Benevento calcio del quale è anche tifoso da sempre.