Benevento, parola d’ordine “Ricominciare”: come ripartire dopo l’eliminazione dai playoff

Digerire la sconfitta di sabato non è semplice, inutile prendersi in giro. Il Benevento, dopo i 90 minuti del Tombolato e se vogliamo anche i 30 del ritorno, dove aveva accarezzato concretamente insieme ai suoi tifosi la finale playoff per l’accesso in A, riesce “nell’impresa” di dilapidare un vantaggio e una situazione di “dominio”nel giro di 10 minuti per poi sparire come neve sotto una pioggia fitta e insistente che al Vigorito si chiamava Cittadella.

In realtà tutto è ruotato intorno a quel maledetto minuto 35, dove prima Paleari compiva un mezzo miracolo su un tiro ravvicinato di Ricci (l’ennesimo tentativo di attacco di una Strega che avrebbe meritato il vantaggio) e sul capovolgimento di fronte l’altro estremo difensore si rende protagonista di una vera e propria frittata che fa da “overture” alla serata nera dei giallorossi.

Un minuto, una delle tante azioni “divorate” e il primo tiro in porta del Cittadella; tanto è bastato per annientare il Benevento dei playoff 2019. E possiamo parlare di sfortuna, di destino, di una squadra che avrebbe meritato non l’1, ma forse il 2-0; ma possiamo e dobbiamo parlare di come una squadra, che era sembrata per 120 minuti superiore all’avversario, si sgretoli alla prima difficoltà, autolesionistica, che gli si è posta davanti. Vi ricordate cosa dicevamo spesso negli ultimi tempi? Il Benevento dava l’impressione di essere una squadra che potenzialmente poteva vincere contro chiunque, ma che allo stesso tempo sarebbe riuscita a perdere con tutti nel momento in cui la partita non si fosse messa al meglio.

Purtroppo, questo è anche il calcio e non si può pretendere che partita dopo partita tutti i tiri finiscano in rete, o che non si commettano errori, o che l’avversario non segni al primo tiro in porta. Così come non si può essere così spocchiosi da credere di essere talmente superiori da dover per forza andare in campo e non gestire mai situazioni e momenti, puntando ad attaccare all’arma bianca come se non ci fosse un domani. Perchè in sintesi è questo quello che è successo Sabato. Sono passati trentacinque minuti, il dominio non ha portato al vantaggio, mancano dieci minuti alla fine: è necessario farsi trovare scoperti e scollati, vulnerabili a qualsiasi sorta di contropiede avendo da gestire un vantaggio di ben due reti contro una squadra che non ha mai tirato in porta?

Succede questo e in pratica termina qui l’avventura playoff della strega. Ed è inaccettabile. Proprio da qui scatta la delusione. Perchè il Benevento diviene preda di una fragilità mentale già accusata in passato ma mai in maniera così palese. Durante il campionato è capitato spesso di assistere a passi falsi in momenti decisivi della stagione ed evidentemente la semifinale playoff era un momento ancor più sentito. Il pronostico a favore dei giallorossi e la paura di non raggiungere la finale che sembrava quasi acquisita ha fatto il resto. A nulla è servito giocare in casa, a nulla è servito il vantaggio di poter avere a disposizione anche la sconfitta con un gol di scarto. Il Benevento è sparito a quel trentacinquesimo minuto e non lo abbiamo più visto, incatenato nelle sue paure, nelle sua assenza di identità e di soluzioni per ribaltare una situazione, al momento, sfavorevole.

Quante volte ne abbiamo parlato? Purtroppo queste sono componenti fondamentali per andare avanti in un playoff. Eppure nell’aria aleggiava che qualcosa poteva andare storto. Scaramanzia? Paura? No. Semplici refusi di una stagione troppo altalenante e troppo balbettante. Di idee non chiare e di analisi dei momenti sbagliati. Ripensiamo alle dichiarazioni di Bucchi precedenti all’inizio dei playoff: “Il Benevento scenderà in campo per fare sempre più gol dell’avversario”. Parole che fanno magari gasare l’ambiente, ma che delineano un’assoluta mancanza di chiarezza e nessun tipo di analisi in quello che si andava a disputare. Il Benevento non partiva ottavo con l’obbligo di dover vincere almeno una partita per turno e magari con uno scarto cospicuo di gol.

Il Benevento per passare questi spareggi aveva bisogno innanzitutto di subire il meno possibile, perchè il regolamento permetteva di andare in Serie A non subendo gol. Chiaro, questo non è possibile, ma è il parametro per far capire di come questo Benevento all’arma bianca non dovesse andarci. Soprattutto considerando il lato debole dell’aspetto mentale, cosa che chi aveva il compito di badarci evidentemente ha pensato “bene” di bypassare, credendo di avere in mano un carrarmato (mai saputo pilotare fino in fondo) che potesse schiacciare tutto e tutti.

Finita la parentesi playoff, inizia la fase di analisi e programmazione per il futuro. Da qui la voglia immediata di ripartire in modo da smaltire velocemente questo boccone amaro. Attenzione, non per il playoff perso in se per sè, ma per le modalità. Perchè alla fine della fiera rimane un terzo posto conquistato al secondo anno di B della storia(nonostante difficoltà ed errori enormi, parametro che quindi non può far altro che ben sperare per il futuro), la posibilità di ripartire da una certa base di squadra che può fare da radice ad un albero che può crescere rigoglioso.

Ma chi lo innaffierà? In questa settimana la società e Bucchi si incontreranno. Il tecnico ha il contratto in scadenza a Giugno ma si è già detto disposto a ripartire per dare continuità a quel progetto “triennale” delineato da Vigorito. Bucchi ha dalla sua l’aver messo in cascina un anno di esperienza e una base da cui ripartire, magari dopo un’attenta e auspicabile analisi degli errori commessi. L’ingaggio di un nuovo tecnico azzererebbe quanto fatto quest’anno (anche se le cose da salvare sono oggettivamente poche), cercando di ripartire da un nuovo progetto tecnico e una nuova intelaiatura, magari costruita su uomini e calciatori ritenuti giusti da società, prima, e nuovo tecnico, poi.

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Nato a Benevento il 9 Novembre 1995, studente in Scienze della Comunicazione, collaboratore per Ysport da più di un anno. Un passione smisurata per il mondo del calcio, nel raccontarlo, nell'analizzarlo e nell'esprimere il proprio punto di vista su tutte le sfumature che porta con sè, per farlo diventare il suo lavoro. Ospite abitualmente in trasmissioni dedicate al Benevento calcio del quale è anche tifoso da sempre.
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