Benevento Calcio, un 2019 tra delusioni e grandi gioie: è cambiata la mentalità

Settantotto punti conquistati nell’anno solare, l’obiettivo e la promessa di essere sempre competitivi e disputare campionati di vertice; in mezzo, un playoff gettato alle ortiche dopo un campionato terminato al terzo posto (a seguito dell’esclusione del Palermo), un cambio di guida tecnica, con l’esonero di Bucchi e l’approdo nel Sannio di Filippo Inzaghi, per plasmare e ritoccare la squadra che attualmente sta riscrivendo la storia, con il record di punti ottenuti al giro di boa del campionato cadetto 2019-20.

Dodici mesi divisi esattamente in due: quella del Benevento fino a Maggio, è stata un’annata complessa da definire. Si giocava la stagione del ritorno in B, dopo la parentesi della massima serie, intrapresa con il desiderio e la fame di riprendersi subito un sogno, ma anche con la volontà di non cercare di vincere improvvisando, consapevoli che per disputare una serie A c’è bisogno di una struttura ben solida. Una struttura che il Benevento targato Bucchi non ha mai avuto. Perché, analizzandolo in superficie, un quarto posto sul campo in classifica con la possibilità di giocarsi nuovamente i playoff per il salto di categoria, solo al secondo campionato di B della storia, sarebbe dovuto essere un qualcosa di lusinghiero e sicuramente da apprezzare. Analizzandolo più in profondità però, il risultato ottenuto si mescola alla “delusione” di una squadra che nell’arco di una stagione non ha mai dato la sensazione di potersi realmente giocare qualcosa, nonostante il campionato (in maniera clamorosa) avesse dato l’opportunità al Benevento addirittura di vincerlo.

Clamoroso, perché rendimento e andamento dei giallorossi non avrebbero meritato un simile epilogo, lo abbiamo detto tante volte e lo ribadiamo ora, ma la delusione e il rammarico per non aver sfruttato innumerevoli occasioni per raggiungere le avversarie in vetta e scavalcarle lasciano comunque l’amaro in bocca. Ancor peggio se ci si ricorda della doppia semifinale playoff contro il Cittadella. Grazie al terzo posto assicurato dalla giustizia sportiva, il Benevento conquistò la possibilità di giocare ritorno di semifinale ed eventuale finale al “Ciro Vigorito”, potendo contare anche su quattro pareggi per la promozione in A.

Dopo la preziosa vittoria per 1-2 nella semifinale di andata al “Tombolato”, i giallorossi riescono nell’impresa di perdere 0-3 al ritorno, dando vita a una disfatta che molto farà riflettere. In realtà, quella partita fu soltanto lo specchio dei nove mesi precedenti condotti dalla strega. Una squadra costruita con buone individualità, ma slegata, senza idee, completamente abbandonata a se stessa da un allenatore che non ha saputo trasmettere né sagacia tattica ne grinta e determinazione.

Ma, come determinate volte accade, c’è bisogno di un temporale per cambiare l’aria e poi far tornare a splendere il sole. Siamo a Giugno e sulla panchina del Benevento non siederà più Cristian Bucchi. Il suo successore si chiamerà Filippo Inzaghi, un profilo tecnico e umano che il presidente Vigorito hasempre stimato e che all’alba della nuova stagione riesce a portare ai piedi della dormiente del Sannio.

Scetticismo, curiosità: le sensazioni si mescolano per l’ex campione del mondo che nella sua carriera da mister ha alternato alti e bassi che ancora non fanno apprezzare il suo operato. Ciò che si evince subito è la sua determinazione nell’affrontare una sfida che immediatamente definisce affascinante. Il feeling con il patron Vigorito potrebbe difinirsi familiare e i presupposti per far bene ci sono. Ancor di più dopo un mercato estivo scintillante; indosseranno la casacca giallorossa Schiattarella, Kragl e Sau, (oltre ad Hetemaj giunto a Settembre) andando ad integrare un gruppo semplicemente estirpato di rami secchi, ma che mantiene un’ossatura dal quale Inzaghi pensa di poter ricavare tanto.

Il risultato? Quello intermedio, raggiunto o scorso fine settimana. Record di punti della storia cadetta nel girone di andata; superata la soglia della Juventus nel 2006, risultato per molti ineguagliabile. Ma la differenza sostanziale, oltre in termini di punti e di una capolista che scappa via, è la padronanza e la forza che partita dopo partita questo Benevento sta esprimendo. La testimonianza è quella di essere miglior attacco e miglior difesa del torneo. Se in particolare vogliamo soffermarci alle reti incassate, escludendo la parentesi di Pescara, i giallorossi hanno incassato cinque reti in diciotto gare. Una statistica spaventosa, che mette i brividi. La strega infonde quella sicurezza che la scorsa stagione era lontana come Marte, trasmette quella carica di chi ha fame ogni secondo di partita, quella voglia di lottare insieme per continuare a stracciare record. Il mercato estivo ha sicuramente recitato il suo ruolo importante, ma l’intelaiatura è molto simile a quella della passata stagione.

Cosa è cambiato? La mentalità, e soprattutto l’insegnamento di un tecnico che ha le idee chiare, semplici, umili che applicate da giocatori di altra categoria diventano devastanti. Il Benevento è fenomenale nel leggere i momenti della partita, quando necessario difendersi in trincea e quando far male ripetutamente all’avversario. La cornice di un epilogo di anno da far luccicare gli occhi e forieri ad altri 365 giorni che, in questo momento, il popolo sannita aspetta solo di gustarsi…

(Foto: Benevento Calcio)

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Nato a Benevento il 9 Novembre 1995, studente in Scienze della Comunicazione, collaboratore per Ysport da più di un anno. Un passione smisurata per il mondo del calcio, nel raccontarlo, nell'analizzarlo e nell'esprimere il proprio punto di vista su tutte le sfumature che porta con sè, per farlo diventare il suo lavoro. Ospite abitualmente in trasmissioni dedicate al Benevento calcio del quale è anche tifoso da sempre.