Ascoli-Benevento 2-2: Bucchi “prova” a perderla, la Strega la riprende e pensa al Carpi

Nicolas Viola Benevento CAlcio

Ci ha provato, ancora una volta. Non di sua spontanea volontà ci mancherebbe. Ma ormai la continuità di scelte cervellotiche, strane, poco logiche che l’allenatore del Benevento sta intraprendendo è diventata sconcertante. Siamo partiti da qualcosa di pesante che però è giorno dopo giorno sotto gli occhi di tutti. Perchè non c’è altro da cui possiamo far partire la nostra analisi vedendo quello che è successo Sabato al “Del Duca” di Ascoli.

Il 2-2 maturato nel caldo pomeriggio marchigiano sà d’impresa. Calmi, non vi faccia rimanere spiazzati questo termine; il Benevento ha conquistato un punto dopo tre sconfitte consecutive, sul campo di una squadra oggettivamente modestissima e con miriadi di problemi, dove sta l’impresa?

Sta che la squadra giallorossa, sotto 2-0, vittima dell’ennesima formazione non adeguata, rivoluzionata nel modulo, negli uomini (non adatti per caratteristiche allo stesso), impantanata ancor di più in una confusione e una mancanza di idee portate in grembo dall’estate, dopo settanta minuti di nulla, riesca, da sola, con la forza di qualche uomo e giocatore di carisma a riprendere una partita che sembrava solo far seguito alle tre sconfitte precedenti, a metterci tutta la “bava alla bocca” possibile, a rimanere in nove contro undici e resistere, portando a casa un punto che muove la classifica. E che salva ancora una volta la panchina di Bucchi.

Forse troppo bene vuole questo figlio cresciuto male al proprio padre. Un padre mai in grado di indicare la retta via, poco affidabile. Un figlio che provvidenzialmente tante volte lo ha aiutato e tirato fuori dal fango. Perchè non possiamo saperlo, ma forse un’altra sconfitta avrebbe fatto perdere la pazienza anche a chi, due settimane prima, gli aveva rinnovato fiducia.

Solo così si può spiegare la partita dai due volti di Sabato. Per certi versi sembra di ritornare alla prima partita con il Lecce; settanta minuti di totale sbandamento, venti minuti di cuore e orgoglio. Ma il problema è proprio quello che ci fermiamo lì, di nuovo, a quei venti minuti. Dopo sette mesi siamo di nuovo fermi a quei venti minuti, a quei giocatori che per orgoglio buttano il cuore oltre l’ostacolo, perchè probabilmente ci tengono a non inanellare figuracce per colpe non solo proprie. Perchè consapevoli che si poteva fare di più quest’anno, eccome.

Perchè se il Benevento ha difetti strutturali di base, che non ne fanno una delle più forti del campionato, è pur vero che per il livello mediocre di quest’ultimo, basta davvero poco per fare punti. Bastano venti minuti fatti con intensità e veemenza, con gente al posto giusto che fa quello che sa fare e si raccolgono punti, anche insperati, contro formazioni di questo livello.

Già le persone giuste nel posto giusto. Sembrerebbe una richiesta scontata per una squadra che gioca al calcio, invece nel caso del Benevento sembra fare richiesta per avere un posto prenotato in paradiso. In venti minuti di Viola in posizione di regista nel centrocampo a due, con Del Pinto a recuperar palloni, due punte che siano due punte di ruolo e trequartisti di ruolo, il Benevento ha creato più che in tre partite precedenti. La versione più semplice, senza esperimenti, senza ricercare cose strane in una situazione ingarbugliata dal principio. Sembra non accorgersene solo l’allenatore, che inventa un Viola trequartista alle spalle di un esterno (perchè Insigne è un esterno) a fare la seconda punta con evidenti problemi di movimento, con un Crisetig e un Bandinelli sempre utilizzati, in un momento fisico precario e sempre fatti partire dall’inizio, che rispolvera un Gyamfi non in grado di attaccare una volta la fascia per provare un cross o qualcosa, più attento a limitare i suoi errori, come già consapevole che ne possa commettere.

Eppur c’è un raggio di sole, quei ragazzi degli ultimi venti minuti che hanno giocato col sangue agli occhi. Lo stesso di cui Bucchi era insoddisfatto, in quanto non fatto vedere per settanta minuti. Forse il nostro allenatore non sa che giocare col sangue agli occhi non significa solo fare la lotta greco romana e che un minimo di organizzazione serve proprio per far si che venga fuori quella grinta. e per minimo di organizzazione, qui stiamo parlando semplicemente di mettere a proprio agio, nelle condizioni migliori i giocatori di esprimere le loro caratteristiche. Anche perchè altro ormai non possiamo aspettarci. Non parliamo ne di gioco spumeggiante, ne di schemi, nulla.  Sembrerebbe una cosa scontata e invece la dimostrazione tangente che così non è l’abbiamo proprio a Benevento.

Così i sanniti si affacciano al turno infrasettimanale contro il Carpi, partita dove non sono ammessi passi falsi se si vuole coltivare la speranza di giocare i playoff. Il ricorso per Okereke è stato respinto, lo Spezia nono in classifica è adesso a -4. In difesa saranno squalificati Tuia e Caldirola; indisponibile quasi sicuramente Letizia per una distorsione alla caviglia. Volta fortunatamente rientra dalla squalifica ed è l’unico certo di una maglia da titolare. Dubbi e incertezze che solo domani verranno svelati e dove si spera che un padre non metta troppo i bastoni fra le ruote ad un figlio già penalizzato e che forse vuole tentare, per la sua strada, di emergere da una situazione complicata.

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Nato a Benevento il 9 Novembre 1995, studente in Scienze della Comunicazione, collaboratore per Ysport da più di un anno. Un passione smisurata per il mondo del calcio, nel raccontarlo, nell'analizzarlo e nell'esprimere il proprio punto di vista su tutte le sfumature che porta con sè, per farlo diventare il suo lavoro. Ospite abitualmente in trasmissioni dedicate al Benevento calcio del quale è anche tifoso da sempre.