Analisi Benevento-Roma 0-0: i capitolini inciampano nelle Forche Caudine

Come quella seconda “Guerra sannitica”. Come quella delle Forche Caudine, la “battaglia” nell’arena del Ciro Vigorito ci regala l’impresa di una squadra che meglio non poteva rappresentare le radici del suo popolo. Mister Inzaghi come Gaio Ponzio, a guidare un esercito giallorosso capace di sovvertire i pronostici, di equilibrare una contesa nonostante forze in campo diverse e sprezzante di doverlo fare per quasi metà della stessa in inferiorità numerica.

Ma c’è un valore che, come negli anni antecedenti allo 0, ha portato i sanniti a compiere un’impresa straordinaria e a rendere orgoglioso chi idealmente soffriva con loro. Cuore e coraggio, non quello di attaccare in maniera sprovveduta, ma di combattere su ogni palla senza tirare indietro la gamba, senza risparmiare un centimetro di corsa o una goccia di sudore. Una battaglia di sacrifico e di intelligenza, di tattica e di unione. In un calcio che ormai tende ad imitare, con risultati molte volte scadenti, modelli che non posso essere applicati a determinate caratteristiche ed interpreti, il Benevento ha dimostrato che certi stereotipi possono e devono essere scavalcati. Perché una squadra deve seguire il proprio DNA ed applicarlo nel livello adeguato alla difficoltà della gara. Perché chi vive con una corazza non può morire con un abito da passerella.

È il monito che rivolgiamo a qualche “professorone”, senza alcun titolo in merito, che ha intimato una tattica ostruzionistica da anticalcio al Benevento. L’anticalcio è pensare che una squadra sulla carte inferiore, con qualità lontane dall’avversario, vada in campo con la spocchia di voler condurre una partita senza tenere conto di quanto elencato, mostrandosi vulnerabile semplicemente per garantire quella parvenza di spettacolo e di idea rivoluzionaria.

Un concetto che il Benevento ha pagato a caro prezzo proprio nella partita di andata, ma di cui ha fatto tesoro per far ciò che non accadesse. Risultato? In 10 contro 11 impone lo 0-0 alla “sciacciapiccole” che non riesce quasi mai a calciare in porta e a momenti rischia anche di perderla in contropiede. Una lezione difensiva da far vedere alle scuole calcio, una dimostrazione di applicazione e tenacia che fa incendiare i cuori. Chi vi dice che ad emozionare debbano essere per forza 20 tiri in porta o 100 passaggi sterili prima di arrivare ad una conclusione?

Questo Benevento non segue le mode, ha uno spartito tutto suo che segue e adatta a seconda delle partite. Se qualcuno non lo avesse ancora capito, nella guerra della salvezza tutto è lecito se arriva il risultato.

Il pareggio di ieri ha il sapore vero della vittoria e dà una consapevolezza di forza non indifferente. Quanto abbiano voluto questa prestazione i ragazzi di mister Inzaghi, è dimostrato nella reazione emotiva di Foulon che non riesce a trattenere le lacrime. Dallo spavento per una ingenuità che avrebbe macchiato la sua miglior prestazione dal suo arrivo nel Sannio, alla gioia per un fuorigioco che cancella il suo fallo da rigore. Non poteva e non doveva succedere, non ieri. Perché il Benevento ha dato dimostrazione di cosa significhi soffrire e combattere per il calcio.

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Nato a Benevento il 9 Novembre 1995, studente in Scienze della Comunicazione, collaboratore per Ysport da più di un anno. Un passione smisurata per il mondo del calcio, nel raccontarlo, nell'analizzarlo e nell'esprimere il proprio punto di vista su tutte le sfumature che porta con sè, per farlo diventare il suo lavoro. Ospite abitualmente in trasmissioni dedicate al Benevento calcio del quale è anche tifoso da sempre.