Analisi Benevento-Alessandria 4-3: Strega a corrente alternata

BENEVENTO CALCIO – A corrente alternata, tra lampi di idee interessanti e momenti di gestione più complessi. Fra atteggiamento propositivo e coraggioso e momenti di difficoltà nell’affrontarne la dispendiosità, tra una fase offensiva frizzante e con ampi margini di miglioramento e una difensiva condita da black out da rivedere.

C’è un po’ di tutto nella prima stagionale della Strega e probabilmente non poteva essere altrimenti, per tante e ovvie ragioni. Che i primi novanta minuti, soprattutto quelli del campionato cadetto, lascassero dei punti interrogativi era lecito aspettarselo soprattutto per una squadra che ha cambiato molto non solo in “superficie” con alcuni interpreti ma sembra averlo fatto più nello specifico nell’idea di calcio che vorrebbe offrire. Punti interrogativi, ma anche diversi punti esclamativi e che fanno ben sperare per il prosieguo di una stagione tutta da decifrare ma che forse fa già trasparire come ci si possa divertire ma anche soffrire tanto.  Un altalena fra luci ed ombre, ma che le prime si fermino su 3 punti in una gara ricca di insidie, è già un ottimo punto di partenza per dare slancio ad un obiettivo che al momento nessuno può sentirsi ancora in grado di fissare.

Servirà del tempo, occorrerà avere pazienza come dovrà averne questa squadra per trovare il giusto bilanciamento da ciò che si vuole e ciò che si può in relazione ai momenti della stagione e della partita, in relazione ad avversari e stili di gioco differenti. Quel che è parso chiaro fin dal ritiro estivo, e che via via si è andato a delineare con le prime gare amichevoli e poi ufficiali, è che questa squadra segua le idee del proprio allenatore devoto ad un calcio pimpante, tanto dispendioso quanto complicato. Vedere una squadra cercare di aggredire la costruzione degli avversari con sei uomini fin dalla rimessa dal fondo è un bel biglietto da visita, soprattutto se nel farlo l’esito è quello di una riconquista palla veloce, pericolosa e a tratti costante. Se l’esito viene meno, complici errori che una squadra di B può commettere e una condizione fisica non ancora ottimale, si rischia inevitabilmente di perdere le distanze e di sprecare anzitempo energie psico-fisiche.

Ma indipendentemente da ciò, va migliorata l’aspetto dell’attenzione e della cura ai dettagli. Troppe distrazioni nel pacchetto arretrato, poca fame nello stare attaccati agli avversari: quando c’è da stare addosso all’uomo, da “tirare” una maglia, va fatto (come accaduto nei minuti finali) perché non sempre si potranno segnare quattro o più gol e recuperare reti concesse più per demeriti che per meriti altrui.

È proprio da qui, però, che possiamo soffermarci sulle luci di una serata che ha portato, meritatamente, tre punti che non commettiamo peccato a definire pesanti. Perché in B partite scontate non esistono, perché anche un punto in una stagione fa una differenza enorme, perché sappiamo quanto sia importante stanziarsi nella parte sinistra della classifica qualsiasi obiettivo si voglia raggiungere. Il Benevento ha dimostrato di aver ben chiaro cosa fare; ha dimostrato di saper orchestrare manovre d’attacco per mezzo di idee precise, non improvvisate, rapide e volte a far male. Tanto movimento fra le linee, trasmissione di palla volto alla verticalizzazione e voglia di raggiungere le seconde palle, pane per una squadra che vuol mantenere un baricentro sempre molto alto e attaccare con tanti effettivi.

Caratteristica favorita anche da un avversario che non è venuto a Benevento a fare le barricate: seppur con dei limiti tecnici, l’Alessandria ha giocato a viso aperto, fornendo una buona prestazione ma pagandone lo scotto contro un Benevento che negli spazi sembra andare a nozze. Per ciò che è stato prodotto, i giallorossi avrebbero potuto segnare anche di più, ma la mancanza di un centravanti puro al momento (Moncini fuori condizione così come Lapadula, oltre l’aspetto mercato, e Di Serio ancora da “scoprire”) cestina le tante buone azioni dove un terminale offensivo di razza avrebbe sicuramente potuto far male. Normale che Caserta affidi le redini di prima punta al solito Sau, che seppur costretto a perdere lucidità in area per il tanto lavoro svolto e a lasciare qualcosa in termini di fisicità alle difese avversarie, tratta la palla con una qualità e una esperienza che in pochi possono vantare in serie B, oltre ad avere una visione di gioco e dell’azione che può scaturire anticipata rispetto agli avversari.

Con lui, bene tutti gli interpreti offensivi, dal solito motorino Improta (migliore in campo) al nuovo arrivato Elia. La coppia Ionita-Calò può funzionare, ma servirebbe qualcosa in più in fase di interdizione; aiuto che sicuramente potrà apportare Acampora, entrato benissimo in campo e che può garantire qualità e quantità a un centrocampo che potrebbe schierarsi anche a tre.

A sei giorni di distanza dalla sfida al Parma di Buffon, la voglia e la curiosità di rivedere questo Benevento è già fortissima.

Pietro Dello Monaco

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